(prima parte)
“Disegnare un mandala - scrive G.Tucci in ‘Teoria e Pratica del
Mandala’ – non è cosa semplice; è un rito, che mira ad una palingenesi dell’individuo e ai cui particolari questo deve partecipare con tutta l’attenzione che l’importanza del risultato da ottenere richiede: un errore, una svista o una dimenticanza rendono l’opera inefficace.
Non solo perché, come in ogni atto magico e rituale, la perfezione è garanzia del successo, ma anche perché ogni manchevolezza è il segno della disattenzione del sacrificante, indica che egli non vi prende parte con tutta la concentrazione e il raccoglimento dovuti: quindi mancano le condizioni psicologiche in virtù delle quali si produce nel suo spirito il processo di redenzione.”